venerdì 22 gennaio 2010
Pesce Rojas: cercavo da anni un posto come l’Alto Molise

Pesce Rojas: cercavo da anni un posto come l’Alto Molise

Soprannome? «In Cile mi chiamavane chure che significa ragazzo dalle orecchie grandi. In Italia, o meglio ad Agnone, mi chiamano Cile».
Come si trova in Molise?
«Benissimo. Era quello che cercavo da un po’ di anni. Qui ad Agnone è tutto davvero fantastico, ma soprattutto riesci a lavorare con grandissima tranquillità, cosa che reputo fondamentale per chi fa questo lavoro».
La cosa che le manca di più del suo paese?
«In questo momento mia moglie. Ne sento una gran mancanza».
Il problema del razzismo. Come lo risolverebbe?
«Purtroppo è un problema che non si risolve dall’oggi al domani. Allo stesso tempo sono convinto che sarà molto difficile affrontarlo con successo perché gli str... sono da tutte le parti».
Il giocatore più forte con cui ha giocato?
«In Italia Fernando Spinelli, un argentino che di ruolo fa il centrocampista centrale. Abbiamo giocato insieme ad Andria. Lui quest’anno ha iniziato a Taranto per poi trasferirsi a Cava de’ Tirreni dove gioca attualmente».
La soddisfazione più grande nel calcio.
«Nel 2005, prima di venire in Italia, avevo deciso di appendere le scarpe al chiodo. Per sei mesi non ho toccato più un pallone, poi la chiamata di Vargas, ve lo ricordate, il centrale difensivo della Reggina che mi disse: dai vieni a provare in Italia. Ascoltai il suo consiglio e così sono arrivato nel vostro Paese dove mi è tornata la voglia di correre dietro una palla. Penso sia stata la cosa più bella che mi sia capita da quando gioco a calcio».
La delusione più grande nel calcio.
«Incontrare della gente che in faccia ti parla bene e alle spalle ti pugnala. Purtroppo ne ho incontrata, tanta soprattutto a Brindisi e Pomigliano. E’ una cosa che odio. Io sono uno di quelli che ama parlare in faccia in qualsiasi circostanza. Certamente non bisogna fare tutt’erba un fascio, ma questi personaggi farebbero bene ad essere allontanati da chi ama veramente questo sport».
Il suo idolo in gioventù.
«Fernando Carlos Redondo Neri, centrocampista della nazionale argentina nato il 6 luglio del ’69 a Buenos Aires».
Un aggettivo per descrivere i tifosi dell’Agnone?
«Magnifici. Una piccola realtà capace di saperti trasmettere tanto entusiasmo e voglia di fare ogni domenica».
Il compagno con cui ha legato di più?
«Fabio Marzio Alleruzzo, forse perché abbiamo giocato l’anno scorso insieme a Pomigliano (con lui divide anche l’appartamento, ndr)».
Piatto preferito. Piatto molisano preferito.
«La carne sudamericana e l’insalata. In Italia gli spaghetti al capriolo che cucina il Corazziere (il ristorante dove spesso mangianoi giocatori dell’Olympia, ndr)».
Conosce Stephane Coquin. Cosa pensa di lui?
«Non lo conosco personalmente, ma abbiamo giocato contro quando lui indossava la casacca dell’Aversa Normanna e della Sibilla. Cosa penso di lui? E’ un buon giocatore che in serie D fa certamente la differenza».
Chi vince il derby?
«L’Agnone. Senza ombra di dubbio».
Maurizio d’Ottavio

postato da Ufficio Stampa alle