MONTECCHIO – Roba da film. Resta da definire il genere. Borrelli è fantascienza, capace di tutto e del contrario di tutto. Di non azzeccare un dribbling per mezz’ora e poi, in un colpo solo, di saltare come paletti tre difensori sfiorando il gol della vittoria impallinando, probabilmente per eccessi di tecnica, il portiere avversario. Un paradosso: perché se in quel maledetto minuto 39, in un secondo tempo farcito di cali di tensione e attimi di palpitante forcing, l’ex fantasista della Jesina avesse calciato meno bene, sporcando magari il tiro, la boccia sarebbe rotolata in rete invece di centrare l’estremo difensore ospite come un birillo.
Il Real era guidato, dopo l’esonero di Severini e il congelamento a tempo indeterminato del Ds Baldini, da un consorzio di giocatori. L’autogestione, affidata a capitan Mengo, Campo, Pierini, Greco e Procopio (infortunato e in panchina “vestito” da allenatore) e ideata dalla società per responsabilizzare una squadra in crisi d’identità dopo aver bucato gli ultimi scontri diretti, ha prodotto cose buone e cose meno buone. Quello che conta di più nel calcio, però, è il risultato: 0-0, come nelle ultime apparizioni casalinghe con un allenatore vero in panchina, tra imprecazioni e cattivi pensieri per le occasioni fallite. Bene l’approccio alla gara, male la fase centrale, male l’inizio della seconda frazione e bene gli ultimi 20-25 minuti. Bene l'impianto di partenza, ordinato e corto, troppo tardive o assenti invece i cambi di marcia o gli accorgimenti tattici nel corso della partita che, chiaramente, solo un allenatore può dare dalla panchina. Risultato: almeno 4 nitide palle gol biancorosse contro l’unica occasione creata dall’Elpidiense (copertissima con un 4-5-1 imbottito di incontristi e sperando in Sperandeo, unico giocatore d’attacco – parolone - in campo), con un calcio piazzato bomba di Ceteroni che, filtrato attraverso la barriera realista, ha consumato i pugni di Pierini in angolo. Non hanno convinto, in un inedito 4-4-2, alcune scelte tattiche più che tecniche: Campo e Borrelli contemporaneamente nella linea di centrocampo hanno di fatto limato le unghie all’attacco biancorosso. Borrelli si è intestardito in una miriade di dribbling arrivando molte volte sbronzo al limite dell'area. Campo, invece, ha giocato con una marcia in meno al rientro dall'infortunio muscolare che lo aveva colpito 2 settimane fa. Meglio con l’ingresso di Rinaldi per Marozzi (troppo fumoso) e lo spostamento di Bianchi (poi sostituito da Aziz) dalla fascia destra in mediana al posto di Campo, poi avanzato a ridosso di Greco. Così sono nate le occasioni migliori, dopo un primo tempo ripieno solo di sterili traversoni e sparatorie a salve (la più ghiotta al 45’: sciabolata di Borrelli dal limite deviata platealmente a braccia distese dalla barriera elpidiense).
Peccato, perché con l’ingresso a freddo del 18enne Simonella tra i pali per l’infortunato veterano Armellini, serviva più che altro inquadrare la porta senza tanti fraseggi. Al 69’ l’azione corale più bella delle ultime 4-5 partite realiste: Paoli taglia centralmente per Greco che di testa “spizza” per Campo, appoggio di prima su Borrelli che all’interno dell’area, solo soletto, calcia sciaguratamente fuori. Così come l’esito della craniata di Greco su punizione di Campo, fino allo slalom di Borrelli che, dopo aver centrato il portiere avversario, ha risfiorato il gol incornando a lato la ribattuta. Ultima occasione in zona Cesarini: Mengo, sul secondo palo, incorna in mischia trovando la deviazione di un difensore. L'arbitro - il pessimo Marini di Roma - non vede. Questione di centimetri e fortuna, chiaro. Ma non solo. Questione anche di scelte estive e poi invernali, scelte di costruzione di una squadra in cui l’assenza di un bomber vero è diventata quasi ingombrante. Perché anche Procopio, comprato a dicembre e a cui è stata rotta la mandibola a Vasto dopo sole tre partite in biancorosso (campionato finito), andava bene nel disegno tattico di Severini (tre finti attaccanti) ma non era esattammente un attaccante puro. Anche Mortaro, il più vero degli attaccanti realisti in rosa, prima delle 3 giornate di squalifica rimediate sciaguratamente, aveva dimostrato grandi capacità ma poca esperienza (classe '89) in un campionato spigoloso come quello di D. Sabato è andato in gol con la Juniores, vedremo se al rientro riuscirà a dimostrare il suo valore. In tutto questo calderone l'attacco biancorosso è così ricaduto sulle spalle del 40enne Greco, esperto e generoso ma per forza di cose non sempre mobilissimo. E anche Renato Greco, per dirla tutta, non è mai stato un bomberissimo. E' sempre stata la spalla ideale, l'uomo che faceva fare gol. Ma è inutile, come ha detto "mister" Procopio a fine partita, andare ora a pesare la rosa a disposizione. Questa è, e con questa bisogna salvarsi prima di tutto tenendosi stretti i playout. Domenica, difficilissima trasferta ad Agnone: si andrà avanti così o arriverà il terzo allenatore della stagione?
(g.m.)
tratto dal Pesaro Express
Il Real era guidato, dopo l’esonero di Severini e il congelamento a tempo indeterminato del Ds Baldini, da un consorzio di giocatori. L’autogestione, affidata a capitan Mengo, Campo, Pierini, Greco e Procopio (infortunato e in panchina “vestito” da allenatore) e ideata dalla società per responsabilizzare una squadra in crisi d’identità dopo aver bucato gli ultimi scontri diretti, ha prodotto cose buone e cose meno buone. Quello che conta di più nel calcio, però, è il risultato: 0-0, come nelle ultime apparizioni casalinghe con un allenatore vero in panchina, tra imprecazioni e cattivi pensieri per le occasioni fallite. Bene l’approccio alla gara, male la fase centrale, male l’inizio della seconda frazione e bene gli ultimi 20-25 minuti. Bene l'impianto di partenza, ordinato e corto, troppo tardive o assenti invece i cambi di marcia o gli accorgimenti tattici nel corso della partita che, chiaramente, solo un allenatore può dare dalla panchina. Risultato: almeno 4 nitide palle gol biancorosse contro l’unica occasione creata dall’Elpidiense (copertissima con un 4-5-1 imbottito di incontristi e sperando in Sperandeo, unico giocatore d’attacco – parolone - in campo), con un calcio piazzato bomba di Ceteroni che, filtrato attraverso la barriera realista, ha consumato i pugni di Pierini in angolo. Non hanno convinto, in un inedito 4-4-2, alcune scelte tattiche più che tecniche: Campo e Borrelli contemporaneamente nella linea di centrocampo hanno di fatto limato le unghie all’attacco biancorosso. Borrelli si è intestardito in una miriade di dribbling arrivando molte volte sbronzo al limite dell'area. Campo, invece, ha giocato con una marcia in meno al rientro dall'infortunio muscolare che lo aveva colpito 2 settimane fa. Meglio con l’ingresso di Rinaldi per Marozzi (troppo fumoso) e lo spostamento di Bianchi (poi sostituito da Aziz) dalla fascia destra in mediana al posto di Campo, poi avanzato a ridosso di Greco. Così sono nate le occasioni migliori, dopo un primo tempo ripieno solo di sterili traversoni e sparatorie a salve (la più ghiotta al 45’: sciabolata di Borrelli dal limite deviata platealmente a braccia distese dalla barriera elpidiense).
Peccato, perché con l’ingresso a freddo del 18enne Simonella tra i pali per l’infortunato veterano Armellini, serviva più che altro inquadrare la porta senza tanti fraseggi. Al 69’ l’azione corale più bella delle ultime 4-5 partite realiste: Paoli taglia centralmente per Greco che di testa “spizza” per Campo, appoggio di prima su Borrelli che all’interno dell’area, solo soletto, calcia sciaguratamente fuori. Così come l’esito della craniata di Greco su punizione di Campo, fino allo slalom di Borrelli che, dopo aver centrato il portiere avversario, ha risfiorato il gol incornando a lato la ribattuta. Ultima occasione in zona Cesarini: Mengo, sul secondo palo, incorna in mischia trovando la deviazione di un difensore. L'arbitro - il pessimo Marini di Roma - non vede. Questione di centimetri e fortuna, chiaro. Ma non solo. Questione anche di scelte estive e poi invernali, scelte di costruzione di una squadra in cui l’assenza di un bomber vero è diventata quasi ingombrante. Perché anche Procopio, comprato a dicembre e a cui è stata rotta la mandibola a Vasto dopo sole tre partite in biancorosso (campionato finito), andava bene nel disegno tattico di Severini (tre finti attaccanti) ma non era esattammente un attaccante puro. Anche Mortaro, il più vero degli attaccanti realisti in rosa, prima delle 3 giornate di squalifica rimediate sciaguratamente, aveva dimostrato grandi capacità ma poca esperienza (classe '89) in un campionato spigoloso come quello di D. Sabato è andato in gol con la Juniores, vedremo se al rientro riuscirà a dimostrare il suo valore. In tutto questo calderone l'attacco biancorosso è così ricaduto sulle spalle del 40enne Greco, esperto e generoso ma per forza di cose non sempre mobilissimo. E anche Renato Greco, per dirla tutta, non è mai stato un bomberissimo. E' sempre stata la spalla ideale, l'uomo che faceva fare gol. Ma è inutile, come ha detto "mister" Procopio a fine partita, andare ora a pesare la rosa a disposizione. Questa è, e con questa bisogna salvarsi prima di tutto tenendosi stretti i playout. Domenica, difficilissima trasferta ad Agnone: si andrà avanti così o arriverà il terzo allenatore della stagione?
(g.m.)
tratto dal Pesaro Express