MASSIMO LUPACCHINI
PESCARA - Un'altra occasione persa per avvicinarsi al Fano capolista. I marchigiani avevano pareggiato nell'anticipo di Agnone, ma le tre compagini di casa nostra interessate non sono riuscite a rosicchiare punti, addirittura l'Angolana, perdendo in casa, si è ulteriormente staccata. Sia chiaro, le distanze sono ancora alla portata, di tempo ce n'è in abbondanza, gli scontri diretti sono tutti da giocare, eppure i segnali continuano ad essere poco incoraggianti. O meglio, sembrano favorire proprio il Fano. Starà recriminando più delle altre la Pro Vasto, che in un colpo solo poteva cancellare il periodo non esaltante in termini di risultati e le polemiche che avevano accompagnato il derby col Casoli. Operazione riuscita per un'ora e più, l'1 a 3 che stava maturando sul campo del Centobuchi era quanto di meglio si potesse immaginare. Poi la palla della mazzata decisiva non gonfia la rete e i marchigiani, nel quarto d'ora scarso rimanente, riescono ad acciuffare il pari. Tre gol presi su calci da fermo, troppi per quella che fino alla settimana scorsa era la seconda difesa meno battuta dell'intera serie D. E poi il cartellino rosso rimediato da capitan Ferreyra, il quale era appena rientrato proprio da una squalifica. La sensazione è che i mezzi per spiccare il volo ci siano, ma il nervosismo, giustificato o meno da errori arbitrali o atteggiamenti degli avversari, deve essere limitato. L'ottimo lavoro svolto non può e non deve essere vanificato, la società è obbligata ad intervenire per riportare tutto nei giusti binari. Diverso il discorso per il Casoli. La divisione della posta nel derby con il Chieti ci sta. I teatini da mina vagante sono diventati ormai un pericolo sicuro per chiunque, anzi va elogiato il carattere dei casolani, bravi prima nel raddrizzare una gara in salita e poi sfortunati nel tentativo di vincerla. Probabilmente, per quanto visto, sarebbe stato troppo per il primo tempo del Chieti. E' un girone di ritorno che finora ha regalato solo pareggi ai casolani, che però continuano a infilare buone prestazioni e a non raccogliere il dovuto. Chi ha deluso è l'Angolana, le cui lacune, specie difensive, sono venute fuori grazie all'ottima organizzazione del Trivento. I molisani, in dieci per un tempo intero, hanno dimostrato che giocarsela a viso aperto paga. Vero anche che gli episodi hanno condannato la truppa di Vivarini ma è solo un'attenuante, non una giustificazione. Bomber Pazzi ha divorato un'occasionissima per portarsi in vantaggio e forse sarebbe finita diversamente. Ma lo stesso Pazzi si era guadagnato e trasformato un rigore, impossibile pensare che sia sempre lui il trascinatore. Nel dopo gara palpabile la tensione con qualche tifoso che se l'è presa col tecnico Vivarini. Anche a Città Sant'Angelo, dunque, la tranquillità sta venendo meno. In un contesto del genere, la sosta del campionato prevista per domenica prossima è perfetta per riordinare le idee e ricaricare le batterie. Solo l'Angolana non riposerà, sabato (ore 14.30) match d'andata dei quarti di Coppa Italia con il Pontedera.
PESCARA - Un'altra occasione persa per avvicinarsi al Fano capolista. I marchigiani avevano pareggiato nell'anticipo di Agnone, ma le tre compagini di casa nostra interessate non sono riuscite a rosicchiare punti, addirittura l'Angolana, perdendo in casa, si è ulteriormente staccata. Sia chiaro, le distanze sono ancora alla portata, di tempo ce n'è in abbondanza, gli scontri diretti sono tutti da giocare, eppure i segnali continuano ad essere poco incoraggianti. O meglio, sembrano favorire proprio il Fano. Starà recriminando più delle altre la Pro Vasto, che in un colpo solo poteva cancellare il periodo non esaltante in termini di risultati e le polemiche che avevano accompagnato il derby col Casoli. Operazione riuscita per un'ora e più, l'1 a 3 che stava maturando sul campo del Centobuchi era quanto di meglio si potesse immaginare. Poi la palla della mazzata decisiva non gonfia la rete e i marchigiani, nel quarto d'ora scarso rimanente, riescono ad acciuffare il pari. Tre gol presi su calci da fermo, troppi per quella che fino alla settimana scorsa era la seconda difesa meno battuta dell'intera serie D. E poi il cartellino rosso rimediato da capitan Ferreyra, il quale era appena rientrato proprio da una squalifica. La sensazione è che i mezzi per spiccare il volo ci siano, ma il nervosismo, giustificato o meno da errori arbitrali o atteggiamenti degli avversari, deve essere limitato. L'ottimo lavoro svolto non può e non deve essere vanificato, la società è obbligata ad intervenire per riportare tutto nei giusti binari. Diverso il discorso per il Casoli. La divisione della posta nel derby con il Chieti ci sta. I teatini da mina vagante sono diventati ormai un pericolo sicuro per chiunque, anzi va elogiato il carattere dei casolani, bravi prima nel raddrizzare una gara in salita e poi sfortunati nel tentativo di vincerla. Probabilmente, per quanto visto, sarebbe stato troppo per il primo tempo del Chieti. E' un girone di ritorno che finora ha regalato solo pareggi ai casolani, che però continuano a infilare buone prestazioni e a non raccogliere il dovuto. Chi ha deluso è l'Angolana, le cui lacune, specie difensive, sono venute fuori grazie all'ottima organizzazione del Trivento. I molisani, in dieci per un tempo intero, hanno dimostrato che giocarsela a viso aperto paga. Vero anche che gli episodi hanno condannato la truppa di Vivarini ma è solo un'attenuante, non una giustificazione. Bomber Pazzi ha divorato un'occasionissima per portarsi in vantaggio e forse sarebbe finita diversamente. Ma lo stesso Pazzi si era guadagnato e trasformato un rigore, impossibile pensare che sia sempre lui il trascinatore. Nel dopo gara palpabile la tensione con qualche tifoso che se l'è presa col tecnico Vivarini. Anche a Città Sant'Angelo, dunque, la tranquillità sta venendo meno. In un contesto del genere, la sosta del campionato prevista per domenica prossima è perfetta per riordinare le idee e ricaricare le batterie. Solo l'Angolana non riposerà, sabato (ore 14.30) match d'andata dei quarti di Coppa Italia con il Pontedera.