"E' stato un gol molto importante, sono contentoMi ha portato fortuna ancorauna volta mia figlia Camila"L'argentino è a quota sette reti "Ma ne potevo fare di più"
GIRONE F / Si ferisce alla testa, ma resta in campo e segna al Grottammare
CENTOBUCHI - A molti, e si badi bene non è affatto accertato che abbiano torto, sarà sembrato un gesto imprudente, ai confini della sconsideratezza. Per lui, invece, si è trattato di normale amministrazione.
Ci riferiamo all'episodio occorso domenica scorsa a Centobuchi, nel corso del derby con il Grottammare, con protagonista l'attaccante argentino e idolo di casa Jonathan Vidallé, classe 1977, giocatore dal curriculum imbottito di presenze in B (Cremonese, nel 98/99), C1 (nel 2004/05 ha giocato con la Samb) e C2 (ultima stagione a Rieti). "Erano passati più o meno cinque minuti dal fischio d'inizio - racconta il giocatore - quando in uno scontro di gioco ho ricevuto un colpo fortissimo al volto, che mi ha procurato una brutta ferita all'arcata sopraccigliare e qualche attimo di confusione in testa. Mi sentivo "strano", tanto che sono rimasto fuori per un po'. Allenatore e medico sociale volevano che me ne stessi tranquillo, a riposo, ma la partita era troppo importante per noi e sentendomi sempre meglio col trascorrere dei minuti, sotto la mia piena responsabilità ho voluto fortemente rientrare in campo".
Facendo la fortuna del Centobuchi, perché allo scadere del primo tempo, incurante della vistosa fasciatura che gli era stata applicata alla testa per proteggere la medicazione (la sera, all'ospedale di San Benedetto, gli sono stati praticati ben cinque punti di sutura), si è tuffato per insaccare proprio con una capocciata la palla del 2-0, che di fatto ha chiuso i tre punti nella cassaforte della formazione di Marocchi.
"Il cross era perfetto - spiega il giocatore - il tuffo è stato istintivo, naturale. Paura di farmi male? Ma figuriamoci, in campo non ho timore proprio di nulla, e poi lo staff medico era intervenuto sulla ferita facendo davvero un ottimo lavoro. E' stato un gol importante, sono molto contento".
Una rete "propiziata" dalla presenza di sua figlia Camila, di appena 15 mesi, che ad inizio gara era scesa in campo mano nella mano con lui, indossando una mini-maglia ufficiale del Centobuchi col numero 9 sulle spalle. Quella di papà.
"In Argentina - spiega Vidallè, nativo di Buneos Aires, vero e proprio emigrante del pallone, che in Italia vi è arrivato dal massimo campionato svizzero, dove nel 1997/98, con la maglia del San Gallo, ha collezionato 13 presenze e 2 gol - è tradizione che ad inizio gara i giocatori entrino sul terreno di gioco con i propri bambini. A Centobuchi l'ho fatto due volte: Camila era stata in campo con me anche in occasione della partita con la Sangiustese. Quella volta segnai addirittura una doppietta. Mia figlia mi porta davvero fortuna!".
Nella classifica dei marcatori è arrivato a quota sette. "Avrei sicuramente potuto fare qualche gol in più - continua l'attaccante - magari quattro o cinque. E con me anche la squadra: dopo la vittoria di Narni, all'andata, che ci aveva proiettato nell'alta classifica, siamo stati invece penalizzati dalle tante squalifiche, miste ad alcuni infortuni. Peccato, perché il campionato ha dimostrato che non esiste una vera e propria formazione superiore a tutte le altre. Senza i fattori negativi che ho già citato, il Centobuchi, avrebbe senza dubbio potuto aspirare al terzo-quarto posto. L'obiettivo primario della società, la salvezza, è comunque alla portata. Per stare tranquilli ci manca ancora qualche punto, da conquistare al più presto". Domenica la squadra ascolana sarà di scena sull'insidioso campo di Monte San Giusto ma Vidallè, squalificato, guarderà la partita dalla tribuna. Mano nella mano con Camila, c'è da scommetterci.
MARCO TENTELLA,