«Non resta che metterli a pane e acqua. Ormai non so più cosa fare».
Patron Ferruccio Capone è amareggiato e un po’ arrabbiato. La brutta prestazione di ieri pomeriggio a Pescina è stata solo l’ultima cocente delusione di un’annata storta, come lui stesso ammette: «La sfortuna ci perseguita in ogni decisione dall’inizio del torneo spiega ma è altrettanto chiaro che questa squadra non merita niente».
E’ vero che ha indetto un nuovo silenzio stampa per la squadra?
«E che devono dire questi giocatori risponde un po’ piccato il patron Qui c’è poco da aggiungere: piuttosto ci dobbiamo vergognare tutti».
«Anche oggi (ieri ndr) è andato tutto storto. Il mister ha provato a cambia re la formazione ma anche stavolta i risultati non sono arrivati. Questa squadra ha oggettivamente troppi problemi. I giocatori non riescono ad esprimersi per come dovrebbero e potrebbero. D’altronde sono loro ad andare in campo con tutte le conseguenze, positive e negative, che ne derivano. I ragazzi non reagiscono sul piano caratteriale. Io provo a motivarli in tutti i modi. Anche in questa occasione, prima della gara, sono andato da loro negli spogliatoi per caricarli e dargli fiducia ma è stato tutto vano perché questi ragazzi non reagiscono né con le buone né con le cattive. Sarebbe inutile anche dirgli che l’anno prossimo saranno tutti confermati... Peggio di così non può andare».
«Il rendimento conti nua il patron, che a fine gara ha passeggiato nervosamente da solo per più di mezzora avanti e indietro nei pressi degli spogliatoi è sempre lo stesso: scialbo e mediocre. I ragazzi hanno le qualità per uscire fuori da questa situazione ma c’è una strana paura che li attanaglia in casa e fuori».
Si è pentito di aver dato tanto alla causa, finora? «Io non dirò mai: ’ma chi me lo ha fatto fare’. Il problema è che è un anno balordo, siamo penalizzati sotto tutti i punti di vista. Ma, ripeto, non ho rancore, né remore. E’ assurdo dirlo, ma non ne azzecchiamo una e adesso la delusione è tanta».
«Lo sport è questo conclude bisogna accettare tutto e io non mi tirerò indietro fino all’ultimo».
Maurizio Cavaliere
Patron Ferruccio Capone è amareggiato e un po’ arrabbiato. La brutta prestazione di ieri pomeriggio a Pescina è stata solo l’ultima cocente delusione di un’annata storta, come lui stesso ammette: «La sfortuna ci perseguita in ogni decisione dall’inizio del torneo spiega ma è altrettanto chiaro che questa squadra non merita niente».
E’ vero che ha indetto un nuovo silenzio stampa per la squadra?
«E che devono dire questi giocatori risponde un po’ piccato il patron Qui c’è poco da aggiungere: piuttosto ci dobbiamo vergognare tutti».
«Anche oggi (ieri ndr) è andato tutto storto. Il mister ha provato a cambia re la formazione ma anche stavolta i risultati non sono arrivati. Questa squadra ha oggettivamente troppi problemi. I giocatori non riescono ad esprimersi per come dovrebbero e potrebbero. D’altronde sono loro ad andare in campo con tutte le conseguenze, positive e negative, che ne derivano. I ragazzi non reagiscono sul piano caratteriale. Io provo a motivarli in tutti i modi. Anche in questa occasione, prima della gara, sono andato da loro negli spogliatoi per caricarli e dargli fiducia ma è stato tutto vano perché questi ragazzi non reagiscono né con le buone né con le cattive. Sarebbe inutile anche dirgli che l’anno prossimo saranno tutti confermati... Peggio di così non può andare».
«Il rendimento conti nua il patron, che a fine gara ha passeggiato nervosamente da solo per più di mezzora avanti e indietro nei pressi degli spogliatoi è sempre lo stesso: scialbo e mediocre. I ragazzi hanno le qualità per uscire fuori da questa situazione ma c’è una strana paura che li attanaglia in casa e fuori».
Si è pentito di aver dato tanto alla causa, finora? «Io non dirò mai: ’ma chi me lo ha fatto fare’. Il problema è che è un anno balordo, siamo penalizzati sotto tutti i punti di vista. Ma, ripeto, non ho rancore, né remore. E’ assurdo dirlo, ma non ne azzecchiamo una e adesso la delusione è tanta».
«Lo sport è questo conclude bisogna accettare tutto e io non mi tirerò indietro fino all’ultimo».
Maurizio Cavaliere