di Maurizio Cavaliere
Non siamo ancora al giro di boa e l'Olympia Agnone di Franco Marcovecchio sa già di aver vinto il suo piccolo campionato.
E' la squadra più molisana della regione. E lo è da cima a fondo, con risultati più che apprezzabili.
Non ce ne vogliano Campobasso e Bojano, ma la formazione granata, insieme al Venafro (che sta confermando di essere il club più organizzato e coerente sulla piazza) è quella che ha preso maggiormente a cuore le sorti del calcio regionale.
Il Campobasso, è vero, ha cominciato solo quest'anno a dedicare attenzione al vivaio. Lo sta facendo con metodo e scrupolo grazie a due molisani doc come Alfonso Bavota e Alberto Aufiero. Ma è chiaro che, per raccogliere i frutti di questo lavoro, distribuendo giovani atleti molisani a getto continuo in prima squadra, bisognerà aspettare ancora qualche anno. Con l'ingaggio di Vincenzo Esposito (lo aspettiamo con ansia) qualcosa si è mossa. L'intuizione di Mario Di Nola e il sacrificio economico di Ferruccio Capone per un'atleta ancora tutto da scoprire, rappresentano tanto in termini di credibilità e lungimiranza della società rossoblù.
L'Agnone, invece, ha preferito adottare un'altra politica. Scommettere sui molisani a prescindere.
Con l'innesto di Vittorio Ciarlariello in luogo dello squalificato Spagnuolo nel pacchetto arretrato, l'Olympia raggiunge un risultato da record per una formazione regionale di serie D: ben undici giocatori della rosa, praticamente la metà, sono molisani.
Ciarlariello (fossaltese, classe '85), va ad aggiungersi a Fabio Di Vito (Termoli, '83), Antonio Orlando (Agnone, '78), Gianluca Gennarelli (Campobasso, '89), Piero Pifano (Campobasso, '89), Paolo Scampamorte (Agnone, '88), Fabio Longo (Agnone, '88), Lorenzo Viglione (Campobasso, '90), Angelo Lombardi (Campobasso, '90), Antonio Martella (Pescolanciano, '84) e Piergiulio Litterio (Pescopennataro, 89).
Undici atleti che hanno già avuto l'onore di giocare quest'anno.
Undici atleti, dunque. Un'intera formazione. Non sono tutti titolari, è ovvio, ma tra campo e panchina ci sono sempre.
Patron Marcovecchio ha mantenuto la parola. All'indomani dell'ingaggio di Piero Pifano dalla Primavera dell'Arezzo, tramite le Acli di Campobasso, il presidente dell'Agnone disse che halla base di quella operazione c'era il desiderio di voltare pagina e di aprire ad un calcio realmente gestito con oculatezza. Ottimamente consigliato da Nick D'Ottavio (anche lui molisano doc, speriamo che a breve possa occupare un posto in società alla luce del sole) il patron altomolisano ha via via aperto le porte del suo club all'orgoglio di giocatori fatti in casa che stanno dimostrando grandi professionalità e doti tecniche. La politica da seguire è questa. Lo hanno capito anche gli agnonesi che seguono con grande passione le vicende non solo della prima squadra ma anche della formazione juniores che è (ovviamente) composta soltanto da ragazzi del posto.
Non siamo ancora al giro di boa e l'Olympia Agnone di Franco Marcovecchio sa già di aver vinto il suo piccolo campionato.
E' la squadra più molisana della regione. E lo è da cima a fondo, con risultati più che apprezzabili.
Non ce ne vogliano Campobasso e Bojano, ma la formazione granata, insieme al Venafro (che sta confermando di essere il club più organizzato e coerente sulla piazza) è quella che ha preso maggiormente a cuore le sorti del calcio regionale.
Il Campobasso, è vero, ha cominciato solo quest'anno a dedicare attenzione al vivaio. Lo sta facendo con metodo e scrupolo grazie a due molisani doc come Alfonso Bavota e Alberto Aufiero. Ma è chiaro che, per raccogliere i frutti di questo lavoro, distribuendo giovani atleti molisani a getto continuo in prima squadra, bisognerà aspettare ancora qualche anno. Con l'ingaggio di Vincenzo Esposito (lo aspettiamo con ansia) qualcosa si è mossa. L'intuizione di Mario Di Nola e il sacrificio economico di Ferruccio Capone per un'atleta ancora tutto da scoprire, rappresentano tanto in termini di credibilità e lungimiranza della società rossoblù.
L'Agnone, invece, ha preferito adottare un'altra politica. Scommettere sui molisani a prescindere.
Con l'innesto di Vittorio Ciarlariello in luogo dello squalificato Spagnuolo nel pacchetto arretrato, l'Olympia raggiunge un risultato da record per una formazione regionale di serie D: ben undici giocatori della rosa, praticamente la metà, sono molisani.
Ciarlariello (fossaltese, classe '85), va ad aggiungersi a Fabio Di Vito (Termoli, '83), Antonio Orlando (Agnone, '78), Gianluca Gennarelli (Campobasso, '89), Piero Pifano (Campobasso, '89), Paolo Scampamorte (Agnone, '88), Fabio Longo (Agnone, '88), Lorenzo Viglione (Campobasso, '90), Angelo Lombardi (Campobasso, '90), Antonio Martella (Pescolanciano, '84) e Piergiulio Litterio (Pescopennataro, 89).
Undici atleti che hanno già avuto l'onore di giocare quest'anno.
Undici atleti, dunque. Un'intera formazione. Non sono tutti titolari, è ovvio, ma tra campo e panchina ci sono sempre.
Patron Marcovecchio ha mantenuto la parola. All'indomani dell'ingaggio di Piero Pifano dalla Primavera dell'Arezzo, tramite le Acli di Campobasso, il presidente dell'Agnone disse che halla base di quella operazione c'era il desiderio di voltare pagina e di aprire ad un calcio realmente gestito con oculatezza. Ottimamente consigliato da Nick D'Ottavio (anche lui molisano doc, speriamo che a breve possa occupare un posto in società alla luce del sole) il patron altomolisano ha via via aperto le porte del suo club all'orgoglio di giocatori fatti in casa che stanno dimostrando grandi professionalità e doti tecniche. La politica da seguire è questa. Lo hanno capito anche gli agnonesi che seguono con grande passione le vicende non solo della prima squadra ma anche della formazione juniores che è (ovviamente) composta soltanto da ragazzi del posto.